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Durante
lo svolgimento del match mondiale Kramnik - Topalov
abbiamo assistito a vicende aventi come oggetto gli
scacchi “non giocati”, che ci hanno mostrato un
susseguirsi concitato di dichiarazioni,
controdichiarazioni, accuse, proteste, minacce di
ritiro, lettere, manovre diplomatiche per
scongiurare il naufragio del match e polemiche
varie, non solo tra giocatori che sostenevano di
essere penalizzati con riferimento alle condizioni
di gioco, e con immancabili proteste per vere o
presunte violazioni degli accordi, e i loro
rispettivi team che li sostenevano, ma anche tra
arbitri, commentatori e dirigenti vari. Lo
spettacolo che ci è stato offerto non è stato dei
più apprezzabili e infatti possiamo dire che, anche
questa volta, gli scacchi hanno fatto notizia più
per motivi extrascacchistici che per il valore
tecnico della manifestazione. Il fatto che poi ciò
che ha provocato il maggior risalto sia stata una
imprevedibile polemica sull'uso dei bagni, é un
fatto che certo ha fatto sorridere molti, ma tutti i
commenti ironici e le battute per tutti i gusti che
ne sono derivati hanno senza dubbio fatto più male
che bene agli scacchi, e fin qui non si sta dicendo
niente di originale. A questo punto non so se ci sia
ancora qualcuno che si domanda di chi sia la colpa
di tutto questo, visto che é argomento diffuso che
tutto quanto abbiamo visto sia un ulteriore
conseguenza dannosa della politica che il nostro
Presidente Ilyumzhinov sta perpetrando da un
decennio. E’opportuno mettere in evidenza, però, che
ognuno vuol portare l'acqua al proprio mulino e
quindi, probabilmente, anche a qualcuno tra
giocatori al top delle classifiche mondiali,
manager, organizzatori, non ha mai importato nulla
della riunificazione del titolo mondiale e che si
crei finalmente un po' di ordine nell'organizzazione
scacchistica mondiale. Come sempre anche in questo
caso staremo a vedere, ma il dubbio che il prossimo
periodo scacchistico possa essere travagliato come
quelli che lo hanno preceduto e che sia ancora lunga
la strada verso una fase di pace e di armonia tra i
suoi principali protagonisti, permangono.
Personalmente, ritengo più importante dedicarmi
all'osservazione di alcuni fatti di casa nostra. E'
stato reso pubblico il programma di sviluppo della
nostra Federazione che, nelle intenzioni del
Presidente Pagnoncelli, dovrebbe, nell'arco
presumibile di un decennio, portare la nostra FSI ai
livelli di una Federazione sportiva professionale,
attraverso una politica di investimenti di lungo
periodo. E' un programma molto ben articolato. In
esso vi sono alcuni spunti di novità che danno la
misura delle capacità dell'attuale dirigenza
scacchistica federale, mentre invece ciò che nuovo o
originale non é, viene riproposto con la
determinazione e la chiarezza di idee di chi sente
di avere le forze per realizzarlo. Il punto é
proprio questo. L'attuale Consiglio Federale, dopo
aver ben operato per un anno é mezzo, ha potuto
verificare la propria compattezza e la propria
capacità operativa e sente di poter agire con la
convinzione di chi può riuscire dove altri hanno
fallito. A questo punto, tutte le possibili
osservazioni e critiche, naturalmente lecite e, se
del caso, auspicabili, devono tenere conto di tutto
questo. E' inutile stare a cercare difetti (le cose
senza difetti non esistono) senza però essere
propositivi e ricercare ulteriori soluzioni o
miglioramenti. Lo stesso malcontento registrato in
alcuni settori della base per via dell’aumento delle
quote di affiliazione e di tesseramento, deve essere
espresso tenendo conto però che, quando ci si mette
in gioco, si corrono anche dei rischi ma l'obiettivo
finale é il miglioramento del livello qualitativo
della nostra attività. Qual é il ruolo di noi
scacchisti comuni? Semplicemente, a mio avviso,
quello di collaborare, nel rispetto reciproco,
continuare a lavorare e fare le nostre proposte e
osservazioni sapendo che attualmente in Federazione
ci sono interlocutori validi con i quali si può
dialogare.
Novembre 2006
Giovanni Mascia |